Falcone, nuovi indagati per l’Addaura, ripartono le indagini

Le indagini sul fallito attentato dell’Addaura contro Giovanni Falcone ripartono dopo ventuno anni. Le persone iscritte nel registro degli indagati sono cinque, tutte appartenenti al clan mafioso Madonia. Oltre al boss Salvino Madonia sono indagati Gaetano Scotto, Raffaele Galatolo, suo nipote Angelo Galatolo e il collaboratore di giustizia Angelo Fontana. Un sesto indagato, Pino Galatolo, fratello di Raffaele, è già morto: sarebbe stato affidato a lui il compito di procurare il telecomando utilizzato per il fallito attentato. I pm di Caltanissetta, che conducono l’inchiesta, hanno ordinato il prelievo delle tracce di Dna dalla muta, dalle pinne e dagli occhiali adoperati dai sub che il 20 giugno del 1989 piazzarono una borsa con 20 chili di esplosivo sulla scogliera nella quale si affacciava la villa del magistrato, ucciso poi nella strage di Capaci del 23 maggio 1992. L’attentato venne neutralizzato dagli uomini della scorta di Falcone, che notarono in tempo il borsone da sub. La Procura indaga anche sulla presenza di una "talpa" all’interno della Dia di Caltanissetta: un uomo dei servizi segreti deviati che avrebbe controllato le vari fasi delle indagini sull’attentato da un computer interno alla sede. «Siamo in fase d’indagine», è stato il solo commento rilasciato dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Per compiere l’accertamento il procuratore Sergio Lari e gli altri due pm titolari dell’inchiesta, Nico Gozzo e Nicolò Marino, hanno fatto ricorso a un incidente probatorio. E questo, ha spiegato Lari, «per riuscire a comparare le tracce biologiche rinvenute con alcuni soggetti chiamati in causa da alcuni collaboratori di giustizia». Adesso a rientrare in gioco sono le figure di Emanuele Piazza e Antonino Agostino, due collaboratori dei servizi segreti uccisi a ridosso del fallito attentato: il Dna prelevato dalle attrezzature abbandonate sulla scogliera sarà confrontato con quello dei due uomini. Gli inquirenti ipotizzano che Piazza e Agostino fossero stati chiamati per disinnescare l’ordigno piazzato con il coinvolgimento di pezzi dei servizi segreti. Attorno all’attentato sul lungomare dell’Addaura si sarebbero quindi confrontate due componenti dei servizi di sicurezza: una parte avrebbe difeso Falcone, mentre l’altra avrebbe cospirato contro il magistrato. -epolis-