Calderoli: tagli per i parlamentari

Bruciati 174 miliardi di capitalizzazione. La proposta di Calderoli: 5% in meno sullo stipendio. L’ultima seduta settimanale delle Borse si chiude con un bagno di sangue. La paura per i debiti pubblici e l’austerity annunciata in diversi Paesi, lo spettro di una crisi che non sembra rallentare, il tonfo dell’euro (sotto 1,24 dollari) e le speculazioni sui titoli di Stato, hanno fatto precipitare i mercati del Vecchio Continente che, in una giornata, hanno bruciato 174 miliardi di capitalizzazione. Madrid e Milano hanno registrato uno tsunami di vendite: la prima è crollata del 6,64%, Piazza Affari ha perso il 5,26%. Anche Wall Street, a metà serata, segnava un profondo rosso. Secondo il fondo monetario internazionale, il nostro Paese sta comunque meglio di altri. «I conti italiani stanno tenendo anche in questi mesi di tensione. E, dopo gli efficaci provvedimenti adottati negli anni scorsi per tenere sotto controllo la spesa pensionistica, i margini di miglioramento vanno ricercati sul versante della sanità e nel recupero dell’evasione dell’Iva», scrive l’istituzione americana nel suo Fiscal monitor. «Ora è urgente – ha sottolineato il direttore, Dominique Strauss-Kahn – iniziare a mettere in atto misure per assicurare che l’aumento dei deficit e dei debiti pubblici, derivati principalmente dalla perdita di produzione e di gettito fiscale, non provochino problemi di sostenibilità dei conti pubblici». E mentre la Spagna di Zapatero ha già messo in campo – tra le altre cose – un taglio delle retribuzioni degli statali, e Lisbona ha approvato un pacchetto di riduzioni di spese e aumento delle tasse, in Italia il ministro leghista per la Semplificazione, Roberto Calderoli, propone – sul modello inglese – un 5% in meno negli stipendi di parlamentari e ministri. «I sacrifici dovranno valere per tutti – ha spiegato – formalizzerò in sede di Governo la misura del buon esempio pubblico, quando prenderà corpo la nuova manovra anticrisi da 25 miliardi in due anni che il ministro Tremonti si appresta a elaborare». Le reazioni non si fanno attendere. «Prime chiacchiere e primi slogan – taglia corto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani – riguardo ad una manovra che tutti hanno sempre detto che non ci sarebbe mai stata. Sul merito non ci sono problemi, ma non pensassero con questi interventi di indorare la pillola a misure antipopolari, perché non ci faremo prendere per il naso». In ogni caso, prima di prendere posizione, «il Pd vuole vedere i conti, perché siamo un partito serio: prima di parlare, vogliamo vedere le tabelle ». Nello stesso esecutivo, d’altra parte, non tutti i ministri sono favorevoli all’idea di Calderoli. «Più che diminuire gli stipendi – osserva il responsabile per l’Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi, serve un gesto simbolico più forte: rinunciare tutti a tre mensilità da versare a favore di chi perde il lavoro. Non risolve i problemi ma mostra la sensibilità di una classe dirigente». Da parte loro i "finiani", per bocca del presidente della Commissione lavoro, Silvano Moffa, sostengo che «vista la situazione, la manovra è assolutamente inevitabile. Occorre naturalmente che il peso maggiore di questo sforzo non finisca sulle fasce più deboli della popolazione e che non si aumentino le distanze tra le diverse aree del Paese, evitando fratture». -epolis-