Berlusconi: niente impunità per chi ha sbagliato, basta liste di proscrizione

Niente impunità per chi ha sbagliato "E’ inaccettabile che l’elenco dei clienti di una azienda venga presentato dai giornali come una lista di colpevoli. Se ci saranno uno, due, tre casi di comportamenti illegittimi saranno i magistrati ad accertarlo". Lo dice il premier Berlusconi. "In questa ipotesi – assicura – ci sarà severità di giudizio e di decisione nei confronti di chi fa politica e ha responsabilità pubbliche. Nessuna indulgenza e impunità per chi ha sbagliato. Ma, per favore, basta con queste assurde isterie, con queste liste di proscrizione che gettano aprioristicamente e indiscriminatamente fango su persone innocenti".

Di nuovo, una risposta politica. Della sua necessità è convinto Silvio Berlusconi che dopo averne parlato in privato rende la linea ufficiale, con una nota: «Nessuna indulgenza e impunità per chi ha sbagliato». Il premier definisce «inaccettabile che l’elenco dei clienti di un’azienda venga presentato dai giornali come una lista di colpevoli. Se ci saranno uno, due, tre casi di comportamenti illegittimi saranno i magistrati ad accertarlo». Dopodiché, aggiunge «ci sarà severità di giudizio e di decisione nei confronti di chi fa politica e ha responsabilità pubbliche. Ma, per favore, basta con queste assurde isterie, con queste liste di proscrizione» – riferimento all’ormai nota lista Anemone – «che gettano aprioristicamente e indiscriminatamente fango su persone innocenti». Tra tradizionale garantismo e bisogno di frenare l’indignazione degli elettori. Tra reati e malcostume. «Ci vogliono nuove regole, che comprendano anche l’ineleggibilità per tutti coloro che sono stati condannati per reati connessi alle loro funzioni, non solo politici» insiste il ministro degli Esteri Franco Frattini, definendo «inevitabile una forte accelerazione del ddl del Governo contro la corruzione». L’inchiesta sul G8 de La Maddalena, ovvero sulla «cricca» di cui Diego Anemone è considerato il perno dagli inquirenti, va avanti. E resterà a Perugia per decisione del Tribunale del Riesame che accoglie in parte le richieste della Procura. I giudici, però, respingono la richiesta dei pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi di emettere due ordinanze di custodia cautelare in carcere per il commercialista di Diego Anemone, Stefano Gazzani, e per l’ex commissario ai mondiali di nuoto di Roma Claudio Rinaldi. Il collegio presieduto da Nicla Flavia Restivo accoglie l’impugnazione dei pm «in riferimento alla competenza per territorio del Tribunale di Perugia», negando invece l’applicazione dei domiciliari nei confronti di Rinaldi e Gazzani, per «difetto di esigenze cautelari». Ora le toghe perugine faranno le loro verifiche sulle liste di nomi trovate nei Pc di Anemone per capire se lo svolgimento di alcuni lavori da parte delle sue aziende sia la contropartita per favori ottenuti da politici o pubblici funzionari. La procura potrebbe a breve chiedere un incontro con l’ex ministro Claudio Scajola, che ieri avrebbe dovuto essere sentito come persona informata dei fatti, ma che ha deciso di non andare. «La cosiddetta lista Anemone non è mai stata portata a conoscenza della Procura della Repubblica di Roma », fa sapere il procuratore della Giovanni Ferrara, smentendo alcune indiscrezioni di stampa. Ieri i difensori di Anemone, a margine dell’udienza in programma davanti al gip del capoluogo umbro per esaminare la richiesta della Procura di commissariare le aziende del costruttore, hanno sottolineato che a differenza di quanto scritto da alcuni quotidiani l’imprenditore non ha reso interrogatori «o fatto dichiarazioni spontanee e soprattutto non ha fatto alcuna ammissione». Insomma, non collabora. -epolis-