Via Poma, crolla l’alibi di Busco

«Quello tra Simonetta e Raniero non era un rapporto burrascoso». Lo dicono 6 testimoni ascoltati nel processo per il delitto di Simonetta Cesaroni, la ragazza uccisa il 7 agosto del 1990 con 29 coltellate nell’ufficio dell’associazione italiana alberghi della gioventù in via Poma. «Non ci sono mai state botte o schiaffi», ha detto Donatella Villani, amica del cuore della vittima. Ascoltato in aula anche Simone Palombi, l’alibi dell’imputato Raniero Busco. Il 6 dicembre del 2004 Busco disse che al momento del delitto si trovava con lui, salvo fornire altri alibi. «Quel 7 agosto del 1990 -ha confermato Palombi – non ero con Busco, ma stavo andando a Frosinone con la famiglia». In aula è stata poi proiettata un’intervista a Pietrino Vanacore, l’ex portiere del palazzo suicidatosi il 9 marzo scorso. Nell’intervista – datata 31 agosto del 1990 – Vanacore sostiene che Salvatore Volponi, l’ex datore di lavoro di Simonetta, sapeva dove erano gli uffici di via Poma. -dnews-