Brown molla, è l’ora di Cameron

Alla fine si è arreso. Il lavorio diplomatico intrapreso nei giorni scorsi per trovare un accordo con l’artefice del terzo hung parliament (senza una maggioranza assoluta) dal 1929, il leader dei liberaldemocratici Nick Clegg, non è andato in porto. Gordon Brown, primo ministro laburista, si è dimesso e ha invitato David Cameron, leader conservatore vincitore delle elezioni, a formare un nuovo governo. Non si poteva fare. Non ci poteva essere un accordo tra i due partiti usciti sconfitti dalle urne. Non in Gran Bretagna, paese troppo ligio al rispetto delle regole democratiche, secondo cui chi è sconfitto non può governare: l’opinione pubblica e la stampa non lo avrebbero mai perdonato. A nessuno. Così, in serata, Brown ha passato la mano. Il premier dimissionario ha ringraziato il Paese, lo staff, «ma soprattutto mia moglie Sarah per il suo amore e per il sevrizio reso al Paese». Un salto a Downing Street per prendere i figli, quindi la salita a Buckingham Palace a consegnare le dimissioni a Elisabetta II. «Ho fatto questo lavoro non per il prestigio, ma per servire le persone», ha detto visibilmente emozionato. E ha quindi fatto gli auguri al successore: costituzionalmente egli «consiglierà» il nome di Cameron alla regina. Ora tocca a David Cameron: all’orizzonte la coalizione con Clegg. La strada è irta di ostacoli: se i Tory sono l’anima conservatrice del paese, i LibDem vantano un atteggiamento progressista anche più dei Labour su temi come le privatizzazioni. Cameron lo sa, ma sa anche che serve una «base comune forte per formare un governo forte». -leggo.it-