Talent e reality, Zero assoluto

Al grido di «viva le fettuccine» e «abbasso il botulino», Renato Zero fa una premessa: «Volevo smettere di essere polemico, ma non mi riesce». Alla soglia dei 60 anni, che compirà il 30 settembre, il poliedrico artista romano continua a dire tutto ciò che pensa, sempre e comunque, dalla musica alla politica, dalla religione alla televisione. Oggi Renato pubblica il dvd/cd Presente Zeronovetour (per l’etichetta indipendente Tattica, già multiplatino con 50 mila copie in prenotazione) ma è difficile parlare di questo evento. Più facile, per esempio, commentare la tv («sembra fatta per non farci dire nulla») e in particolare il fenomeno dei talent show. «Fanno dei danni – esordisce Renato dentro il suo completo nero, dalle scarpe fino ai capelli – . Hanno la stessa logica di mercato delle major: mettiamo in gara 12 cavalli, uno vincerà. Un Pavarotti non si costruisce in un mese. La gavetta non si fa davanti alle telecamere, che brutalizzano, ma nell’ombra e nel silenzio. Bisogna farsi il mazzo, come Baglioni, Cocciante o il sottoscritto. Ricordo il primo Ramazzotti a Sanremo: un pugno nello stomaco». Automatico passare ai reality: «Non dico che non debbano esistere. Ma nelle varie isole non esce il meglio di noi stessi. Più litighi e hai un’immagine volgare, più funzioni. Fermare questo palinsesto è difficilissimo. L’unica cosa è andare al cinema». Commento sulla stato di salute dell’Italia: «Sta diventando un cantiere, dove lavora solo chi fa speculazioni: cerchiamo di non essere complici del malcostume e non tacitiamo la solitudine con la cocaina. Meglio raccontarsi nella piazza sotto casa o dal salumiere, come si faceva una volta. Questo continuo elogio della morte è tragico. È la strage dell’ottimismo». Meno male che c’è il palco, dove mandare «messaggi positiivi» al suo pubblico, che definisce «una forza della natura: ai miei concerti c’è la liturgia della transenna. Se non occupi la prima fila, non sei nessuno». Toccata e fuga sulla religione («ho un senso di smarrimento, chi ha un briciolo di dignità si autodenunci») e affondo sul decreto Bondi sulle Fondazioni liriche. «Stiamo parlando di un elemento importante per la crescita e la formazione, non solo per gli abbonati. La Scala o il teatro dell’Opera di Roma dovrebbero aprire le iscrizioni a tutti coloro che vogliono attingere al patrimonio musicale italiano». Tappa sul tormentone Fonopoli: «L’associazione culturale Fonopoli ha consegnato al sindaco di Roma Alemanno il piano di fattibilità. Aspettiamo una risposta in tempi brevi». Poi, l’annuncio di un nuovo progetto: «Mettere in piedi un piccolo motore per sollevare l’Abruzzo usando la radio come volano. Ho già coinvolto Raffaella Carrà e Giorgio Panariello». Magari su Facebook: «Io uso ancora i citofoni». -leggo.it-