Scajola lascia, Berlusconi non lo ferma

Il ministro Scajola dimissionario per la seconda volta. «Devo difendermi». I pm: «Non è indagato». Nessun rimpasto, Romani in pole. Ha fatto tutto d’un fiato. Poi, finita l’apnea, è volato via. Senza spiegazioni, senza rispondere a una domanda. Le modalità dell’acquisto della casa da un milione e 700 mila euro con vista sul Colosseo restano un mistero, ma Claudio Scajola non è più il ministro dello Sviluppo economico. Ieri mattina, dopo aver consultato Berlusconi, si è dimesso. Poche righe lette davanti ai microfoni con l’aria spaesata, non un cenno agli 80 assegni per 900mila euro che secondo i pm di Perugia l’architetto Angelo Zampolini, mediatore nell’affare, gli avrebbe consegnato per conto di Diego Anemone, imprenditore finito in cella nell’inchiesta sugli appalti del G8 alla Maddalena, per pagare in nero nel 2004 una parte dell’appartamento da 200 metri quadri in via del Fagutale. Solo una promessa a posteriori: «Se la casa è stata pagata da altri, farò annullare il contratto». Prima ancora, l’annuncio: «Per difendermi non posso continuare a fare il ministro». Aveva detto che questa volta non se ne sarebbe andato come avvenne per il caso Biagi, aveva parlato di un «processo mediatico». Non è indagato Scajola, ma le dimissioni erano nell’aria. I segnali erano chiari: i quotidiani di parte che gli chiedono di «chiarire o di dimettersi» , Berlusconi che lo richiama in fretta dal viaggio istituzionale in Tunisia. Per poi commentare: «Ha dimostrato senso dello Stato. Si discolperà». E tornare sul tema della libertà di stampa: «In Italia ce n’è troppa». Una pacca sulla spalla che ha solo il sapore dell’abbandono. Il copione si ripete. Era già accaduto nel 2002: Scajola, ministro dell’Interno, aveva definito Marco Biagi, giuslavorista ucciso dalle Br, «un rompicoglioni». Ma già nel 1983, arrestato per concussione, si era dimesso da sindaco di Imperia. Quindi le polemiche per la questione del volo Albenga-Roma (Scajola è ligure) allestito ad usum delfini e pagato da Alitalia. Ieri le dimissioni. E ora cosa accade? Nessun rimpasto: il premier proporrà al capo dello Stato il nome del nuovo ministro. Si scommette su Paolo Romani, fino a ieri vice allo Sviluppo economico. -leggo.it-