Scajola dai pm e poi alle Camere

Casa romana e fondi neri. Scajola: «Contro di me processo mediatico». Anemone: «Mai dato soldi». L’ombra della casa al Colosseo continua a pesare su Claudio Scajola. Il ministro per lo Sviluppo economico, ieri a Tunisi in visita di lavoro, si sente «sottoposto di fatto a un processo mediatico che si basa su dichiarazioni rese da terzi il cui contenuto» gli è «ignoto e in una vicenda nella quale l’unico dato realmente certo» è che non è indagato. Ma attorno al ministro cresce la pressione. Con l’Idv di Di Pietro che già annuncia una mozione di sfiducia denunciando «fatti di una gravità inaudita». Dagli accertamenti dei pm è emerso che all’acquisto della abitazione di Scajola vennero destinati anche 80 assegni circolari fatti emettere dall’architetto Angelo Zampolini dopo avere versato in banca 900 mila euro in contanti. Denaro per il quale Zampolini è stato accusato di riciclaggio. Il 14 maggio i pm di Perugia sentiranno come testimone Scajola, che poi andrà a riferire alle Camere. Il ministro ha sempre negato di avere ricevuto o utilizzato quegli assegni circolari e ora qualsiasi legame con quel denaro è stato respinto anche da Diego Anemone, il costruttore considerato una delle figure chiave dell’inchiesta in corso a Perugia sugli appalti per i Grandi eventi. «Non ho dato denaro a nessuno, tanto meno a Zampolini – si difende dal carcere – e non ho contribuito ad acquistare le case di nessuno». Salvo imprevisti, domenica l’imprenditore tornerà in libertà insieme ad Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola e Fabio De Santis, la «cricca», come venne definita dagli inquirenti. Intanto però gli inquilini del palazzo di via Fagutale 2, a proposito della casa del ministro, non hanno dubbi: «Ma vi pare che un appartamento del genere costa 600 mila euro? Qui c’è una vista unica al mondo, con il Colosseo di fronte: un privilegio del genere si paga a suon di milioni di euro». -leggo.it-