Nucleare, nuovo incubo

A sei mesi esatti dall’incubo Fukushima anche l’Italia vive qualche ora di terrore nucleare. Poco al di là del confine occidentale, infatti, un incidente in un sito di scorie ha ucciso un lavoratore e ne ha feriti altri quattro. La scoppio è avvenuto nel primo pomeriggio, una fornace è andata a fuoco nell’impianto dell’Areva a Marcoule, non lontano da Avignone, duecento chilometri o poco più da Torino. Per alcune ore l’allarme è stato altissimo, poi i chiarimenti: nello stabilimento non ci sono reattori, dal 1970 il sito di Marcoule è utilizzato soprattutto a scopi di ricerca e per il trattamento sia del combustibile nucleare, sia dei materiali che sono venuti a contatto con ambienti contaminati, dalle tute usa-e-getta utilizzate dai tecnici ai metalli (compresi viti, bulloni e altre attrezzature). «Non c’è stata alcuna fuga chimica o radioattiva. Non c’è rischio di fughe future. Il locale in cui è contenuto il forno è integro. I due forni dell’installazione sono stati spenti» dichiara Edf, il gruppo francese proprietario dell’impianto di Marcoule. «Si tratta di un incidente industriale, non nucleare», spiegano all’Enea. Rassicurazione che placano, ma non sopiscono del tutto gli allarmi in Piemonte e Liguria, le regioni più vicine alla zona dell’incidente. La Regione Liguria, in collaborazione con Arpal, manterrà, «a titolo precauzionale» l’allerta ancora oggi. Anche a Torino il monitoraggio è costante «Le nostre verifiche – sottolinea il governatore Cota – confermano quanto riferito dalla autorità francesi. Nei prossimi giorni continueranno i controlli a garanzia della sicurezza dei piemontesi» L’incidente di Marcoule riapre il dibattito sull’energia nucleare, nell’anno di Fukushima e del referendum che ha escluso il ritorno all’atomo. «Ogni singola fase del ciclo nucleare rappresenta una potenziale fonte di pericolo», dice il Wwf. «Questo dimostra purtroppo che le centrali intorno ai nostri confini, che sono 19, al di là delle Alpi, quando dovessero avere dei guasti non ci risparmiano da eventuali conseguenze», dice il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia. -Leggo-