Stop al Grande fratello

Cartelli e limiti di 24 ore per conservare le immagini. Ira Moratti: «A Milano scelgo la sicurezza» Su uno dei due piatti c’è la sicurezza, sull’altro il diritto alla privacy. Nel mezzo l’infinito Grande fratello dei sistemi di videosorveglianza che ci osservano in strada, ci fissano davanti ad ogni sportello bancomat, registrano ogni nostro passo. La bilancia va tenuta in equilibrio e il Garante della Privacy ha fissato nuove regole. Due, quelle sostanziali: appositi cartelli dovranno segnalare la presenza di telecamere; i sistemi che presentino rischi per la libertà delle persone andranno verificate dall’Autorità. Le regole del 2004 sono obsolete: ne servono di nuove perché i recenti interventi legislativi in materia di sicurezza incentivano l’uso di telecamere. E, d’altra parte, la libertà dei cittadini va tutelata. Così soggetti pubblici e privati che intendano dotarsi di un sistema a circuito chiuso, hanno tempo da 6 mesi a un anno per adeguarsi. Le immagini possono essere conservate per un massimo di 24 ore, fatte salve le esigenze di eventuali indagini. Una parte delle norme riguardano specifici luoghi di lavoro. Per le attività rischiose (le banche, ad esempio) è ammesso un tempo più ampio, ma non oltre la settimana. Negli ospedali e i luoghi di cura niente Gf: sarà proibita la diffusione di immagini di persone malate mediante monitor, quando questi sono collocati in locali accessibili al pubblico. In strada saranno obbligatori i cartelli che segnalino i sistemi elettronici di rilevamento delle infrazioni, gli autovelox. E per i sistemi dotati che permettono il “riconoscimento facciale” o di registrare comportamenti anomali e segnalarli, serve la verifica preliminare del Garante. I sindaci delle grandi città si dicono pronti. Ma c’è chi mette già qualche paletto. Con oltre 1.300 telecamere, Milano è la città più videosorvegliata d’Italia e il sindaco Letizia Moratti avverte: «Tra la sicurezza e la privacy, scelgo la prima». -leggo.it-