Grecia declassata, Borse a picco

Rischi anche per il Portogallo. Milano cede oltre il 3%, Atene il 6%. Vertice Eurogruppo a maggio. La Grecia declassata a livello “spazzatura”. Il nuovo, brutale rating di Standard & Poor’s (“junk”) sui titoli di Atene getta nel panico le Borse del Vecchio Continente, che bruciano circa 160 miliardi di euro. Con l’indice paneuropeo Stoxx 600 che cede il 3,13% e anche Piazza Affari trascinata al ribasso (-3,28%). La Grecia «non può più» rifinanziare sul mercato il suo debito pubblico, fa sapere il ministro delle Finanze, George Papaconstantinou, che lancia l’allarme: «L’Europa non ci aiuta». E sottolinea che il deficit di bilancio del 2009, già corretto da Eurostat al 13,6%, potrebbe essere ancora rivisto in peggio, «al 14% del Pil». Una «situazione insostenibile senza aiuti» ha ribadito il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Khan. Proprio il salvataggio della Grecia – con un maxiprestito da 30 miliardi – sarà all’ordine del giorno del vertice straordinario dei governi dell’Eurozona, in programma il 10 maggio. Con la Germania che continua a mostrarsi intransigente, anche sull’onda dell’opinione pubblica (per il 57% contraria agli aiuti). Mentre la Grecia è lacerata dalle proteste e si annunciano altri scioperi. E un’altra scadenza cruciale incombe: quel 19 maggio, quando scadranno 9 miliardi di euro di titoli di Stato greci. Ma se Atene piange, Lisbona non ride. Il Portogallo, infatti, rischia di essere il prossimo paese dell’area euro a soccombere sotto il peso dei debiti. Il suo rating a lungo termine è stato declassato da Standard & Poor’s (da A+ ad A-, appena al di sopra del livello “spazzatura”). E la borsa di Lisbona è crollata: -5%. Tra i paesi a rischio anche Spagna e Irlanda. Sulla situazione italiana, invece, Moody’s rassicura: nessun rischio di declassamento. «La nostra fortuna – sostiene l’economista Giacomo Vaciago – è che, nonostante l’alto debito pubblico totale, la componente di debito estero è in proporzioni minori che altrove». L’Italia quindi non rischia di trovarsi nella situazione della Grecia anche se servono «seri impegni di riduzione di debito e deficit». -leggo.it-