Ossessionati dall’Inter

Champions. Semifinale di ritorno al Camp Nou: si riparte dal 3-1 dell’Inter a San Siro. «Sneijder? Gioca dall’inizio» Quattro gol allo Stoccarda negli ottavi di finale. Quattro gol (a uno) all’Arsenal nei quarti di finale. Il cammino recente del Barcellona nell’inferno del Camp Nou mette i brividi al popolo interista. In fondo, dopo il 3-1 nerazzurro di San Siro, stasera nella semifinale di ritorno contro l’Inter ai blaugrana per la remuntada ne basterebbero “solo” due di reti per conquistare la finalissima di Champions League di Madrid il 22 maggio. Ma proprio la sede scelta dall’Uefa per l’ultimo atto 2010 ispira José Mourinho. «Per l’Inter la finale non è un’ossessione, è solo un sogno – attacca -. Per il Barcellona non è un sogno ma un’ossessione chiamata Madrid e Santiago Bernabeu. Un po’ come per noi se si giocasse la finale a Torino…». Capìto? E per regalarsi il sogno, e regalarlo pure a Moratti dopo i fasti europei di papà Angelo, Mourinho estrae dal cilindro l’olandese Sneijder. Domenica il comunicato della società lo dava ko per uno ”stiramento al retto femorale”, 48 ore dopo (ieri mattina) correva e sorrideva col gruppo sui prati della Pinetina. Miracoli della pretattica: non solo il fantasista ieri è salito sull’aereo per la Spagna, ma stasera scenderà in campo titolare. «Non so se Wesley reggerà per tutti i 90’, ma intanto giocherà perché è migliorato molto nelle ultime ore». Quindi, via libera con la formazione che all’andata ha surclassato i campioni d’Europa e del mondo al Meazza, sperando che Messi continui con la media di gol che ha tentuo finora quando ha affrontato Mou come avversario: nessuna rete in sei sfide. «Non amo cambiare la formazione, se non per dare riposo a chi ha macinato tanti chilometri», avverte lo Special. Sulle tv di Barcellona non passano altro che i video della grande rimonta: ieri sono scesi in campo gli stessi giocatori del Barça invitando tutti i tifosi al Camp Nou con largo anticipo. Il tutto, dopo l’attacco frontale di Piqué che era arrivato a citare la parola odio. «Non ho paura dell’arbitraggio – assicura José -, temo i giocatori che cercano di condizionarlo o di ingannare l’arbitro. L’ambiente? E’ una partita come le altre, non una guerra: nessuna apprensione, figuriamoci». Quindi una puntura di spillo: «Non capisco questi proclami, il Barcellona è campione del mondo. Qual è il problema per loro rimontare da un 3-1?». «E’ solo una partita di calcio», cerca di smorzare i toni l’allenatore dei catalani Pep Guardiola che deve rinunciare al capitano Puyol. «I giocatori dell’Inter non odieranno questa professione – ha chiosato Guardiola – se vincono saliranno felici sull’aereo e se perdono se ne torneranno tristi. Non giochiamo contro nessuno, è una partita, undici contro undici e un pallone». E sulle presunte pressioni a De Bleeckere dice: «Non mi preoccupavo dell’arbitro dell’andata, non mi preoccupo di quello di oggi». Sarà, in questi giorni non è sembrato… -leggo.it-