Berlusconi-Fini, rottura totale

Direzione Pdl accesissima. Il documento finale: no alle correnti. Bersani: «Due destre diverse». Un confronto durissimo, al limite dello scontro fisico. Stavolta non ci sono i retroscena da raccontare, il chiacchiericcio dei corridoi del Palazzo. Il conflitto tra i “co-fondatori” del Pdl è andato in onda in diretta, sotto gli occhi attoniti dei delegati della Direzione nazionale. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini: uno di fronte all’altro in una sorta di duello rusticano del tutto inedito per la nostra politica. Fini parla per primo, e si difende: «Non sono un traditore». Poi snocciola una sfilza di richieste. Da quella di smetterla di essere una «fotocopia» della Lega, a quella di creare più luoghi di discussione; da una svolta sulla giustizia alla convocazione di una «commissione» sul federalismo. Il tutto è condito dai battibecchi con Berlusconi, che spesso lo interrompe. Ma è niente rispetto a quello che succede poco dopo. Berlusconi sale sul podio e attacca: «Mi sembrava di sognare, queste richieste non mi sono mai arrivate». Poi ribalta l’accusa: «La Lega? Ha ripreso le posizioni di An sull’immigrazione». Quindi rinfaccia ai “finiani” di aver esposto al «pubblico ludibrio» il partito. Fini si alza in piedi e gli replica con durezza. «Le tue richieste non sono di grande importanza», lo gela il premier, che chiude al vetriolo: «Se vuoi fare politica, lascia la presidenza della Camera». Fini si alza ancora e grida: «Che fai, mi cacci?». Berlusconi si allontana dal palco. La Direzione approva un documento che invita all’unità: solo 11 i voti contrari. Semmai è il segretario del Pd Bersani a incoraggiare il presidente della Camera: «Dal Pdl arriva uno spettacolo indecoroso: sono due destre diverse, con Fini si può ragionare». In serata Berlusconi confida ai suoi di avere lo strumento per sbattere fuori chi non si allinea. «Non ho nessuna intenzione di dimettermi dalla presidenza della Camera, né di lasciare il partito» ribadisce Fini. Ma lo strappo ormai è consumato. -leggo.it-