Nel Pdl nasce la corrente di Fini

Nessuna scissione nel Pdl. Il presidente della Camera Fini ha deciso di «non togliere il disturbo», ma nemmeno di «stare zitto». L’ex leader di An e i suoi fedelissimi – in 40 hanno partecipato alla riunione convocata ieri – rimarranno con una propria corrente nel Pdl affinché si apra «una fase nuova con un confronto aperto nel partito». «Ci sono dei momenti in cui bisogna decidere se si è disposti a rischiare per le proprie idee. Questo è il momento», ha esordito Fini. Il progetto di una minoranza interna servirà «non per destabilizzare il Pdl, ma per rafforzarlo », ha aggiunto la terza carica dello Stato. «Questa è una fase complicata – ha spiegato – non ce la facevo più a porre sempre le stesse questioni al presidente del Consiglio». A partire dalla mancanza di «proposte precise sulle riforme», ai contrasti «politici e non personali» con Tremonti, fino al rapporto con la Lega «che è un alleato importante ma non può essere il dominus della coalizione». Ma c’è anche disagio per certe affermazioni fatte da Berlusconi, come quella sui libri di Saviano: «Come è possibile dire che con il suo libro ha incrementato la camorra? ». Tutte questioni che Fini ribadirà alla direzione di domani, quando davanti al premier parlerà della necessità di un cambio di passo per il Pdl, troppo appiattito sulle istanze leghiste. Perché il Pdl, ha spiegato Fini, «lo avevamo immaginato diverso. Io voglio poter dire le cose che penso senza essere accusato di tradimento». La scelta di Fini è stata bocciata dagli ex “colonnelli” di An, che ieri hanno deciso di firmare un documento per ribadire che «il Pdl rappresenta una scelta irreversibile ». I 75 firmatari che si sono smarcati da Fini – tra questi Alemanno, Gasparri, LaRussa e la Meloni -vogliono «contribuire ulteriormente a rafforzare il Pdl, restando all’interno del partito». Alla fine della giornata convulsa, Berlusconi ha convocato un vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli per discutere dell’incontro di domani ma soprattutto dellaquestione Fini.ll premier, a quanto pare, ha deciso di aspettare innanzitutto il direttivo prima di prendere qualunque decisione. E poi le prime mosse dei finiani all’interno del Pdl. Ma ha già fatto sapere che la corrente proposta da Fini «non ha senso». Poi sulle richieste avanzate nel documento: «Sono confuse o annacquate». -dnews-