Berlusconi dà l’ultima chiamata a Fini

La giornata più pesante del Pdl, scosso da quelli che dopo il Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi definiva «piccoli problemi interni», finisce con una porticina ancora aperta a Gianfranco Fini. Ma con la linea di Berlusconi: nel partito si decide a maggioranza. O dentro o fuori. Tant’è che nell’ufficio di presidenza del Pdl – di cui fanno parte 37 membri tra cui lo stesso Berlusconi e i tre coordinatori Bondi, La Russa e Verdini, ma non Fini – non si trova la quadra tra le mozioni di berluscones e finiani. Così il premier interviene: riassumo io in conferenza stampa. Ne esce l’ultima chiamata per il presidente della Camera: «C’è grande volontà di proseguire questa storica avventura». Perciò «desista dall’idea di creare gruppi autonomi», che sarebbe una «scissione» incompatibile con la presidenza di Montecitorio. «Attendo una sua risposta positiva ». Anche se «il governo va avanti comunque». Ma Berlusconi promette più democrazia nel Pdl e il congresso entro un anno, massimo un anno e mezzo. Durante la riunione il Cav era stato puntuto. Tanto per cominciare: «Il Governo non è a guida leghista e non è assolutamente nelle mani di Tremonti». Poi: «Gianfranco Fini ha deciso di andare via dal Pdl e l’ha deciso da tempo. Se vuole fare dei gruppi autonomi, faccia pure, ma così facendo è fuori dal Pdl», spiega il Cavaliere ai vertici pidiellini che ha convocato a palazzo Grazioli per dare le sue «comunicazioni urgenti». E ancora: «A Fini ho fatto veramente la corte, ho cercato di capirlo, ma è lui a voler gruppi separati. Questo è quanto è successo, ora fate voi le considerazioni». Tra i due cofondatori resta il gelo. L’ex capo di An aveva detto di confidare in un chiarimento nel corso della riunione della direzione generale di giovedì prossimo, – e solo allora si conosceranno le sue decisioni, fa sapere il suo portavoce Fabrizio Alfano – il Cav decide di giocare di anticipo. Durante l’ufficio di presidenza replica al luogotenente di Fini Italo Bocchino che i problemi posti dall’ex leader di An non sono politici ma «personali». «Io voglio solo le riforme», non rompere, aggiunge. In mattinata i finiani – tra cui Bocchino, Briguglio, Perina e Urso – alla spicciolata hanno visto Fini attorno all’ora di pranzo. Per discutere della creazione dei gruppi autonomi, e fare i conti. Oggi una ventina di senatori ex aennini si vedranno a pranzo, ma resteranno in stand by fino a un cenno del capo. Fini punta sulla direzione della prossima settimana alla quale parteciperà per la prima volta e nella quale auspica che «possa articolarsi una risposta positiva anche nel merito delle questioni sul tappeto, a cominciare dal rapporto tra il Pdl e la Lega». In vista di quella riunione il presidente della Camera tornerà a incontrare i suo in un incontro che dovrebbe tenersi martedì prossimo alla sala Tatarella. Ma vedrà tutti i deputati ex An, non solo i finiani. E tra loro c’è chi tra spiega che una delle ipotesi sul tavolo è quella di predisporre un ordine del giorno in vista della direzione. Nel frattempo i pontieri, tra cui il sindaco di Roma Alemanno, sono al lavoro. Ma giovedì potrebbe essere la resa dei conti. Tanto che anche il presidente del Senato Renato Schifani fa sapere che, per la prima volta, potrebbe esserci anche lui. -epolis-