Otto indagati per la strage del treno in Val Venosta

L’Alto Adige piange i nove morti del disastro ferroviario avvenuto martedì mattina in Val Venosta. Le bandiere esposte a mezz’asta e un mesto pellegrinaggio sul luogo del disastro hanno scandito la giornata di lutto, che si è conclusa con la cerimonia funebre nella chiesa parrocchiale di Silandro presieduta dal vescovo di Bolzano, Bressanone Karl Golser. I funerali delle vittime si svolgeranno invece in forma strettamente privata nei singoli paesi della valle. In ospedale ci sono ancora 15 feriti, nessuno di loro è in pericolo di vita. La procura, intanto, ha iscritto nel registro degli indagati otto persone. Si ipotizzano i reati di omicidio plurimo colposo, procurata frana e disastro ferroviario. Sei saranno chiamati a rispondere della gestione dell’impianto di irrigazione che ha provocato lo smottamento del terreno, determinando il deragliamento. Gli altri due sono i proprietari dei terreni interessati dallo smottamento. Nella zona del disastro già nel passato c’erano state infiltrazioni d’acqua. «L’acqua fuoriuscita non può, da sola, avere provocato lo smottamento», si è difeso il presidente del Consorzio irriguo della Venosta, Lothar Burger, che è tra gli indagati. Burger ha aggiunto che la pericolosità della zona era conosciuta sino dagli anni Venti, quando fu realizzata la prima ferrovia, poi dismessa. Ieri al Consorzio avrebbe dovuto tenersi una riunione per rinnovare l’impianto. La struttura era stata infatti giudicata non più adatta. -dnews-