Mario Vanacore: ho dubbi sulla morte di mio padre

«Era amareggiato , distrutto, non aveva paura che potesse uscir fuori qualcosa di strano ma sentiva il peso di averci involontariamente coinvolto in questa situazione e lo faceva stare male». Così Mario Vanacore, figlio di Pietrino, ex portiere suicida dello stabile di via Poma dove fu uccisa Simonetta Cesaroni, intervenendo durante la registrazione di «Porta a Porta». «Sono molto confuso – ha aggiunto – qualche dubbio mi è venuto e ce l’ho tuttora, di questo se ne occuperà la Magistratura. L’ultima volta l’ho sentito due tre giorni prima del suicidio sembrava sereno e tranquillo, non era scosso. Sono passati venti anni che potrebbero averlo portato a decidere di fare una cosa del genere. Una o due volte, in passato, gli ho chiesto se sapesse qualcosa, se fosse stato minacciato da qualcunoelui mi rispose:“non l’avrei mai nascosto a nessuno se avessi saputo qualcosa”». L’avvocato di Raniero Busco, Paolo Loria, ha chiarito di non aver «mai detto che sia stato Vanacore ma sicuramente in qualche modo è stato coinvolto. Altrimenti non si spiegherebbe l’accanimento nei suoi confronti per 20 anni e non si spiegherebbero tutti questi silenzi. Forse qualcuno lo avrà portato dentro, gli avrà chiesto le chiavi dell’appartamento o di fare qualche attività. La stanza dove è stata uccisa Simonetta Cesaroni è stata ripulita e il lavoro è stato lungo». -dnews-