Certificati medici, il flop è on line

I sindacati: «Sistema non funziona». Il test doveva partire il 3 aprile. Brunetta ricorre alla circolare d’urgenza. La rivoluzione digitale sarebbe dovuta partire a gennaio. Poi l’auspicata semplificazione dei rapporti tra medici e P.A è slittata al 3 aprile. Ma i certificati di malattia continuano ad essere scritti solo su carta: di quelli digitali annunciato dal ministro Brunetta non ne è partito uno. La riforma dovrebbe entrare a regime a luglio, ma «se continua così – avvertono i sindacati – servirà una nuova proroga». Dovrebbe migliorare la vita dei cittadini, il rapporto tra enti e contrastare l’assenteismo, la rivoluzione voluta da Renato Brunetta. Il ministro della Funzione pubblica li aveva annunciati il 20 dicembre 2009: «Da gennaio ci sarà il certificato medico online, mandato dai medici (tutti, dipendenti e convenzionati, ndr) all’Inps, tanto per i lavoratori privati che per i pubblici. Così sarà molto più facile fare i controlli». Gennaio è volato, il 26 febbraio è arrivato il decreto, poi il 19 marzo una circolare ministeriale dettava le linee guida del provvedimento. Oggi, e per 3 mesi, dovrebbe essere attivo il doppio regime che consente ancora il rilascio di quelli cartacei, poi i dati dovrebbero essere inviati solo via web. Ma per ora tramite internet «non è partito verso l’Inps neanche un certificato – spiega Giacomo Milillo, segretario della Federazione Italiana Medici di famiglia – ci sono molti problemi da risolvere». Quali? «Non in tutta Italia funziona la banda larga, così dopo le visite a domicilio in luoghi come le comunità montane non è possibile rilasciare subito il certificato». E il mancato invio è sanzionabile con la perdita della convenzione. Non solo: il medico, prescrive il decreto, può essere punito anche se la malattia non è oggettivamente riscontrabile. «Se un paziente viene da me – spiega Milillo – e mi dice di avere la cefalea, teoricamente io non potrei fare il certificato, pena sanzioni. Un problema che il governo ha detto di voler risolvere con un intervento legislativo di interpretazione». E’ quanto emerso ieri dal tavolo tra ministero e Federazione degli ordini medici. In pratica, così com’è il decreto non funziona e serve una nuova circolare per farlo funzionare. «Tutto ciò finisce solo per complicare la vita dei cittadini», spiega il Sindacato autonomo dei medici. -leggo.it-