Pillola, rivolta dei governatori

Cota e Zaia: «Non la autorizzeremo». Plaude il Vaticano, insorge l’opposizione La pillola della discordia. Da ieri la Ru486 può essere distribuita in Italia e richiesta dalle farmacie ospedaliere. Ma i governatori neoeletti, leghisti in testa, sollevano un fuoco di sbarramento. Incassando il plauso del Vaticano, nel giorno in cui il Papa rinnova il suo appello ai cattolici a non accettare leggi «ingiuste», come quella che consente l’aborto. Il primo stop era arrivato dal neogovernatore del Piemonte, il leghista Cota, che aveva annunciato di voler lasciare «nei magazzini degli ospedali» della sua regione la pillola abortiva. Ieri, Cota ha ribadito che chiederà ai direttori generali delle Asl piemontesi di bloccare l’impiego della pillola Ru486. Sulla stessa linea l’altro neogovernatore leghista, Luca Zaia. In Veneto, ha detto, «non daremo mai l’autorizzazione a poter acquistare e utilizzare questa pillola». Più sfumata la posizione di Renata Polverini, neo-presidente della Regione Lazio: la somministrazione della pillola Ru486 – fa sapere – «seguirà lo stesso percorso dell’aborto chirurgico, quindi sarà somministrata in ospedale». E anche il neo presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro sottolinea che «deve essere prevista in regime di ricovero». Le prese di posizione dei governatori scatenano un vespaio. «Cota e Zaia non sono imperatori e non possono sostituirsi al rapporto medico paziente» replica il segretario Pd, Pierluigi Bersani. E anche Silvio Garattini, farmacologo ed ex-componente dell’Agenzia italiana del farmaco, sottolinea che «una Regione non può bloccare la commercializzazione» della pillola abortiva. Intanto, stando agli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità, le interruzioni volontarie di gravidanza in Italia si sono dimezzate nel giro di 25 anni (dalle 234.801 del 1982 alle 127.038 del 2007). Aborti quadruplicati in 10 anni, invece, tra le straniere (da 8.967 casi nel 1995 a 39.436 nel 2006). -leggo.it –