Santoro fa il pieno con la tv al Paladozza

Silvio e Benito. Paladozza di Bologna sold out, pattuglie della Polizia all’ingresso del centro, auto di big che scaricano giornalisti, artisti e personaggi dello spettacolo. Bandiere dell’Idv, manifesti della Fnsi e della Cgil. Un milione 700 mila accessi unici al sito a un’ora e mezza dall’inizio, fanno sapere gli organizzatori. È Raiperunanotte. La serata di Michele Santoro parte con le immagini di un comizio di Mussolini, intervallate con quelle dell’intervento di Berlusconi alla manifestazione del Pdl di sabato scorso. Santoro apre rivolgendosi al Quirinale: «Caro presidente Napolitano, noi non siamo al fascismo, ma certe assonanze possono preoccupare». Ricorda l’sos lanciato 40 anni fa con la sua radio libera da Danilo Dolci: «Fu chiusa dalla polizia perché aveva violato il monopolio, quando lo fecero altri nessuno intervenne, ma Dolci non aveva alle spalle né un partito politico né la P2». Poi le intercettazioni di Trani: «Vorrei ricordarle signor presidente che per una telefonata Nixon dovette dimettersi: aveva ordinato di spiare i suoi avversari e una commissione del Senato, quando scoprì che le telefonate erano state registrate, disse di pubblicarle per sapere cosa è successo. Qui si è compiuto un delitto di grande gravità: interferenza politica sulla libertà di espressione. Io» aggiunge, «non voglio tirarla per la giacchetta, non voglio né che firmi né che non firmi, ma voglio ribadire che se i partiti non si allontano dalla Rai, sarà sempre prigioniera del conflitto d’interesse. Noi abbiamo il diritto, ma anche il dovere di parlare e di farci sentire. Per questo accendiamo le nostre luci perché ricominci Annozero». Nicola Piovani esegue in diretta la sigla del programma di Rai-Due. Prende la parola Marco Travaglio ed è ovazione. Riassume l’inchiesta di Trani, punta il dito contro i vertici di Rai e Agcom, e contro il premier. Il cui nome viene intanto iscritto nel registro degli indagati della procura romana nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte pressioni esercitate dal Cavaliere per chiudere Annozero. «Atto dovuto», spiegano a piazzale Clodio, dopo il trasferimento degli atti – un migliaio di pagine – da Trani a Roma. I magistrati hanno però deciso di mantenere le stesse ipotesi di reato formulate dai colleghi pugliesi: minacce all’Authority e concussione. Così, ieri, sono scattati i 15 giorni, previsti dalla legge, entro cui i pm della capitale, omessa ogni indagine, dovranno sollecitare al Tribunale dei ministri una richiesta di archiviazione o di attività istruttoria.