Prosperini tenta il suicidio: non ce l’ho fatta a farla finita

«Adesso torno a casa e mi rimpannuccio, l’esperienza politica è terminata». Aveva appena messo piede fuori dal carcere di Voghera, una settimana fa, e quei tre mesi dietro le sbarre sembravano non averlo provato affatto. «È stata un’esperienza formativa, anche se sarebbe bastata una settimanella», aveva aggiunto. Eppure ieri, Pier Gianni Prosperini, classe 1946 ed ex assessore al turismo della Regione Lombardia ha tentato il suicidio. Si è provocato due tagli ai polsi, e altri sei a braccia e gambe, nella sua casa a Milano, dov ’era ai domiciliari. Di fronte a lui aveva lasciato tre lettere, due indirizzate alla famiglia e una ai giudici. È stata la mogliea trovarlo alle 7.30 e a chiamare il 118. L’ambulanza lo ha trasportato al San Carlo, dove è sorvegliato 24 ore su 24. Prosperini, laureato in Medicina, si è procurato solo ferite superficiali, con un bisturi. «Non ce l’ho fatta a farla finita», ha detto al suo avvocato Luigi Rossi. «Ti chiedo scusa, ma considera il suicidio come un fatto da non condannare moralmente», le parole scritte alla figlia. Una lettera a lei, che il 17 marzo lo aveva aspettato all’uscita del carcere. Una alla moglie, per chiedere scusa. E la terza, per i giudici. «Non odio i magistrati», aveva scritto. Nessun sentimento di rancore nei confronti di chi ha condotto l’inchiesta che lo ha portato in carcere per turbativa d’asta e truffa. In quella stessa lettera l’ex assessore dice di non aver «recato danno alla Regione Lombardia». Il gup Gloria Gambitta deciderà il 4 maggio se accogliere la richiesta di patteggiamento a 3 anni e 5 mesi. -dnews-