La crisi continua, altri 428mila posti in fumo

La crisi non molla la presa. A tradurre in numeri quello che le tasche di molti cittadini sanno già è stato l’Istat che ieri ha diffuso i dati occupazionali del quarto trimestre 2009. E gli indicatori sono tutti negativi. I livelli di occupazione colano a picco, raggiungendo il baratro delle cifre del 2001. In particolare a segnare il passo è il mezzogiorno d’Italia dove ormai diminuiscono le persone in cerca di occupazione, non perché abbiano trovato lavoro ma perché hanno smesso di cercarlo. Il tasso di disoccupazione nel dato destagionalizzato, raggiunge negli ultimi mesi del 2009 la percentuale dell’8,2. I senza lavoro, spiega l’I stat hanno raggiunto quota 2,145 milioni di unità, 369mila in più rispetto allo stesso periodo 2008. Cala anche il numero degli occupati di 428mila unità, e pagano soprattutto gli italiani (-530mila unità, compensata in parte dalle assunzioni dei migranti). Questo numero in particolare si concentra nel mezzogiorno con 193 mila posti in meno (-3%) mentre nel nord la riduzione di 207 mila posti rispetto al quarto trimestre 2008 corrisponde a un calo del 1,7%. Nel centro il saldo negativo degli occupati è di 27 mila posti pari a un meno 0,6%. L’aumento delle persone in cerca di occupazione si concentra invece al nord con 219 mila persone in più rispetto alle 369 mila complessive mentre nel mezzogiornoi senza lavoro in più sono solo 51 mila. Questo anche a causa dell’effetto scoraggiamento sulla possibilità di trovare un impiego che ha comportato nel mezzogiorno un calo di 142 mila unità delle forze di lavoro complessive. I dati medi del 2009 parlano infine di una perdita complessiva di 380mila posti. Insorgono i sindacati con la Cgil parla di «dati impressionanti che il governo ignora». Si difende il ministro dell’economia Tremonti secondo cui i dati sono «meglio che nel resto d’Europa». -dnews-