Incentivi, pacchetto da 420 milioni dal 6 aprile

Dal 6 aprile scattano gli incentivi all’acquisto di cucine, elettrodomestici, motocicli, immobili ad alta efficienza energetica e gli aiuti ad altri settori in crisi come il tessile, incluso il bonus per l’acquisto di nuovi pacchetti Adsl. Dopo più di 3 mesi di rinvii il Consiglio dei ministri ha varato il decreto incentivi che prevede un pacchetto di misure a sostegno dell’economia per 420 milioni, di cui 300 saranno destinati proprio al rilancio dei consumi. A sorpresa arriva anche un’accelerazione del vecchio piano casa del governo: via libera ai lavori interni alle abitazioni senza passare per la burocrazia. Ma il provvedimento non piace a Confindustria e Confcommercio: entrambe le associazioni lamentano la scarsezza delle risorse e dei settori interessati. Il pacchetto – assicura il ministro dell’Economia Giulio Tremonti – non avrà «un impatto sui conti pubblici, non crea deficit» perché la copertura viene tutta «dal contrasto all’evasione». Per finanziare i due terzi degli aiuti arrivano, infatti, una serie di norme fiscali: dalla stretta all’evasione internazionale a novità sul contenzioso e la riscossione. Il pacchetto coprirà 200 dei 300 milioni delle risorse per gli incentivi, i restanti 100 milioni saranno garantiti per 50 milioni dal Fondo finanza d’impresa e per ulteriori 50 milioni con il credito d’imposta. I 120 milioni rimanenti per arrivare alla somma di 420 milioni sono sgravi fiscali e altri interventi. Per quanto riguarda le frodi fiscali internazionali nel mirino ci sono soprattutto le frodi Iva effettuate con i cosiddetti “caroselli” e “cartiere” (forme di evasione fiscale realizzate attraverso fatture false). Confindustria prende atto dell’impegno del Governo ma le misure adottate, «sono finanziariamente limitate e molti settori in difficoltà non possono beneficiare dei vantaggi previsti dagli interventi. Ci rendiamo tuttavia conto che la situazione della finanza pubblica non permette il varo di misure più consistenti». Per Confcommercio «occorrerebbero risorse più consistenti per rispondere con maggiore incisività a una domanda interna in affanno, ormai, da lungo tempo».