Smantellata la rete di protezione di Messina Denaro

“Isolato”il boss Messina Denaro smantellata la sua rete di protezione. Smantellata la rete di protezione del superboss latitante Matteo Messina Denaro, indicato dopo l’arresto di Mimmo Raccuglia come il nuovo capo di Cosa Nostra. Con l’operazione Golem 2 sono finite nella rete della procura distrettuale antimafia di Palermo 18 persone – Messina Denaro è introvabile -, fiancheggiatori incaricati di gestire la latitanza e gli affari di famiglia del “Diabolik” della mafia – soprannome che il boss di Trapani si è scelto da sé -. In manette anche il fratello, Salvatore Messina Denaro, e alcuni fedelissimi che avrebbero svolto il ruolo di ”postini ” del boss. Arresti domiciliari invece per Antonino Marotta, 83 anni, «decano» della mafia trapanese, in passato componente della banda di Salvatore Giuliano, morto nel 1950 proprio a Castelvetrano, paese d’origine di Messina Denaro. L’operazione assume una valenza particolarmente significativa perché Messina Denaro «si fida solo dei parenti», ha spiegato il procuratore aggiunto di Palermo, Teresa Principato. E ora, intorno a sé, gli è stata fatta terra bruciata. I fermati dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti e trasferimento fraudolento di società e valori. Gli investigatori sono riusciti a ”intercettare” alcuni pizzini di Messina Denaro. Messaggi salvati dal fuoco, visto che Diabolik ha l’abitudine di bruciarli. In cella sono finiti anche i reggenti delle famiglie mafiose di Castelvetrano, Campobello di Mazara, Partanna e Marsala. «Ora prenderemo anche Messina Denaro», è stato il commento del ministro Maroni. -dnews-