Aggressioni continue, è la stessa gang

Ragazzi tra i 15 e i 18 anni, italiani e della Magliana. È questo l’identikit dei teppisti che domenica sera hanno assaltato un bar gestito da due fratelli bangladesi in via Murlo ferendo tre persone. I carabinieri continuano a indagare su un gruppo di giovani sospettato di avere compiuto fatti analoghi in passato, cercano riscontri incrociando decine di testimonianze e non nascondono «la deriva dal sapore xenofobo che questa azione ha avuto». Un gesto di intolleranza chiaro, secondo la comunità del Bangladesh della zona:il raid di domenica sarebbe solo l’ultimo di una lunga serie di aggressioni e angherie nei confronti dei bangladesi. Episodi di violenza dietro ai quali, dicono, c’èla stessagang di bulli. «Sono sempre gli stessi ragazzini – racconta Mohamed, 34 anni – si radunano nella piazza qui vicino. A me hanno puntato un coltello alla gola per cinque euro, spesso entrano nei negozi dei miei connazionali portando via bottiglie di birra senza pagare. Il 31 dicembre dello scorso anno un ambulante del Bangladesh è stato derubato e preso a pugni: non ne possiamo più, abbiamo paura per i nostri figli». Gli fa eco un altro Mohamed, più giovane di vent’anni: è il figlio di uno dei titolari del bar. «Mio padre era già stato minacciato. Un paio di mesi fa un uomo gli disse che avrebbe ucciso me e mio zio. Abbiamo trovato scritte sulla macchina». Gli immigrati protestano, chiedono più sicurezza e in mattinata cominciano a preparare il sit-in del pomeriggio davanti al bar. Per questo appendono un grosso striscione bianco davanti alla saracinesca di un negozio: sopra c’è scritto “No al razzismo”. Un’iniziativa che ad alcuni residenti non piace e non lo nascondono. «Quella è istigazione al razzismo perché vuol dire che tutti qui siamo tutti intolleranti. Chi l’ha detto che quello di ieri era un gesto razzista?», grida una donna italiana. Gli animi si surriscaldano, anche se la protesta rimane sempre civile. «La Magliana non è un quartiere razzista – dice Franco – perché ci sono decine di negozi di stranieri e nessuno ha mai toccato nulla. Paghiamo la cattiva pubblicità che deriva dalla banda della Magliana». Nell’ultimo periodo, sui muri del quartiere, sono comparse scritte firmate con le croci celtiche: “Magliana cambia”. «Quelle scritte non ci rappresentano », dice Franco. U n’altra donna si lamenta di quel bar. «Io non voglio giustificare nessuno – racconta – ma può darsi pure che sia stato qualcuno stanco della clientela del bar, stranieri ubriachi dalla mattina alla sera. Di notte queste strade sono invivibili. Una volta per le molestie di alcuni stranieri sono stata costretta a chiudermi in macchina: loro hanno risposto facendo pipì sugli sportelli». Intanto, all’interno del bar restano i segni delle devastazioni (il Comune ha annunciato che aiuterà il titolare a sostenere le riparazioni). Videopoker e tavoli a terra, macchie di sangue sul pavimento. La signora Quintina, 72 anni, guarda quello che resta della vetrina. Riprende il suo carrello della spesa e se ne va, indignata. «Farabutti, speriamo che li prendano subito».